Riconoscere e accettare le proprie emozioni per vivere al meglio

May 27, 2018

“Tutti parlano della rabbia come di un fiume in piena, nessuno parla della violenza degli argini che la costringono”. –Bertolt Brecht-

 

Questo aforisma di Bertolt Brecht spiega benissimo come la rabbia inespressa possa essere profondamente dannosa e questo vale per tutte le EMOZIONI NEGATIVE.

Quello che sottolineo sempre ai miei pazienti è che noi tutti, in quanto esseri umani, siamo fatti di zone di luce e zone d’ombra e la non accettazione delle emozioni negative porta inevitabilmente a sviluppare una serie di disturbi psicosomatici tra cui anche gli attacchi di panico.

Ci hanno insegnato che certi pensieri non vanno fatti, che certe sensazioni non andrebbero provate e questo porta a nascondere le proprie emozioni anche a se stessi ma quelle emozioni non spariscono solo perché fingiamo che non esistono anzi, proprio per questo, si accumulano, diventano sempre più violente e, ad un certo punto, esplodono rompendo gli argini, provocando malesseri e turbamenti interiori.

Quando si ama profondamente qualcuno (un genitore, un fratello, un amico, un compagno/a) si pensa di dover riservare a quella persona esclusivamente emozioni positive, in realtà, spesso, sono proprio i rapporti a più alto coinvolgimento emotivo quelli in cui si sperimentano vissuti conflittuali ma questo non è socialmente accettabile per cui, crescendo, si impara a reprimere tutti i pensieri considerati riprovevoli.

Quando si dialoga con una persona si cerca generalmente di mostrare la parte migliore di sé e raramente si dice a qualcuno “vado d’accordo con mio fratello ma c’è una parte di me che lo odia con tutta se stessa” o “io e Laura siamo molto amiche ma se devo dirla tutta nutro molta invidia per lei” oppure, pensando ad un collega a cui procede sempre tutto per il meglio, confidare al vicino di scrivania “ha avuto la promozione, speravo tanto non succedesse”.

Ascoltare parole simili porterebbe l’interlocutore a storcere il naso e noi ci sentiremmo cattivi e profondamente fuori luogo. Chiaramente non tutto quello che si prova e si pensa può essere verbalizzato ma bisogna se non altro accettarlo dentro di sé.

Se noi pensiamo alle regole imposte dalla società ci rendiamo conto che esistono proprio per evitare che i nostri impulsi vengano manifestati senza filtri creando una situazione di anarchia, caos e pericolo costante. E questo cosa significa se ci pensiamo bene? Che noi esseri umani, essendo animali, siamo in primis istinto! Certamente siamo anche razionalità e grazie a questa cerchiamo di rispettare le regole imposte che col tempo abbiamo interiorizzato ma tentare di diventare unicamente “ragione” riempie di frustrazione e non ci permette di elaborare le emozioni negative che, ad un certo punto, non riconosciamo neanche più e, proprio per questo, diventano impossibili da gestire. ACCETTARE I "CATTIVI PENSIERI" che facciamo sugli altri è quindi fondamentale per evitare di ritrovarsi in balia di emozioni che prendono il sopravvento su di noi senza che si riesca a capirne la ragione. L’attacco di panico è proprio uno strenuo tentativo che la nostra mente mette in atto per riuscire a difendersi da quel mare di emozioni rifiutate, non considerate, represse e quindi sconosciute.

Un paziente che ho seguito tempo fa e che si rivolse a me per continui attacchi di panico un giorno, dopo varie resistenze, mi disse “Dottoressa c’è una cosa che vorrei confessarle: in realtà non è vero che stimo mio fratello cioè, è anche vero ma a volte provo un odio incontrollabile, lui è sempre stato il più amato, il più in gamba e credo che la mia non sia ammirazione ma profonda invidia. Lo so che è una cosa orribile e me ne vergogno molto, non l’ho mai detto a nessuno e forse me ne sono accorto solo negli ultimi tempi. Non dovrei provare sentimenti così negativi, lo so, non si dovrebbe odiare un fratello”.

Mentre mi confessava questo “terribile” pensiero era visibilmente imbarazzato, il suo sguardo era basso e parlava molto lentamente interrompendosi spesso, quasi come se dopo ogni parola meditasse di cambiare discorso. Quando terminò di parlare gli chiesi cosa ci fosse di tanto orribile in quello che mi aveva detto , lui alzò lo sguardo e si rese conto che la mia espressione non tradiva nessun segno di disapprovazione o di stupore. Col tempo iniziò quindi a capire che era proprio la vergogna e il suo essere eccessivamente severo con se stesso a causargli quelle forti crisi d’ansia e che un rapporto d’amore non è quasi mai privo di conflittualità  quindi, identificato il problema, riuscì col tempo ad accogliere le sue emozioni negative e gli attacchi di panico si ridussero sempre di  più fino a svanire completamente.

Credo che l’essere umano non sia fondamentalmente buono né fondamentalmente cattivo, L'ESSRE UMANO E'UN SISTEMA COMPLESSO FATTO DI LUCI E DI OMBRE e la cosa migliore che possiamo fare per noi stessi è quella di accettarci con tutte le nostre complicate e sottili sfumature, rispettandoci e accettandoci con tutte le nostre imperfezioni.

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